Lez. N° 33 • Occuparsi di se stessi – Fede giusta o sbagliata

 Pathwork® • Eva Pierrakos – Lezione della Guida N° 33 (Edizione del 1996 – Traduzione italiana 2010) Saluti nel nome del Signore.…

 Pathwork® • Eva Pierrakos – Lezione della Guida N° 33
(Edizione del 1996 – Traduzione italiana 2010)

Saluti nel nome del Signore. Porto benedizioni a tutti voi; benedetta è quest’ora. Molte persone buone, gentili e anche spirituali, nell’ascoltare questa lezioni, dicono che non è bene occuparsi così tanto di se stessi; pensano che sarebbe meglio occuparsi maggiormente degli altri.

Sostengono che occuparsi di sé conduce all’egoismo. Naturalmente, dipende interamente da come lo si fa o del modo in cui ci si occupa degli altri. È sbagliato pensare a voi stessi in modo distruttivo, pieno di autocompatimento, lamentandovi del vostro destino e rimuginando in modo improduttivo sulle occasioni mancate, sulle cose al di là del vostro controllo e che perciò non potete cambiare. Chiunque propenda per questo genere di preoccupazioni, non solo dovrebbe prestare attenzione al suggerimento di spostare l’attenzione da se stesso agli altri, ma dovrebbe anche imparare a incanalare l’interesse per se stesso in una direzione diversa, cioè in qualcosa di produttivo.

Per coloro che non riescono a fare quest’ultima cosa, è infinitamente più costruttivo pensare agli altri aiutandoli, mettendo da parte un po’ di egoismo e sacrificando qualcosa per soccorrere quelli che possono aver bisogno di loro. Chi, invece, è pronto a occuparsi di se stesso nei giusti limiti, dovrebbe comunque continuare a occuparsi degli altri nel modo giusto, e farlo continuativamente. Una cosa non esclude l’altra. Quando fate qualcosa di utile e dimenticate le vostre preoccupazioni e difficoltà, state facendo del bene a tutto il vostro ambiente, agli altri come a voi stessi.

Occuparsi degli altri può anche essere fatto in modo sbagliato e sfortunatamente molto spesso è così. Pensare costantemente agli affari degli altri, criticarli e giudicarli certamente non vi aiuta a diventare meno egoisti. Il semplice fatto di pensare agli altri invece che a voi stessi non è una garanzia di star agendo spiritualmente, proprio come il semplice fatto di pensare a voi stessi – se fatto in modo corretto – non è una prova di egoismo. Dipende tutto da come lo si fa.

Le persone molto spesso si ingannano rispetto a questi due estremi. Quando pensano agli altri in maniera distruttiva, giudicandoli, credono di fare qualcosa di buono; allo stesso tempo insistono nell’opinione comune che occuparsi di sé sia dannoso. Abusano di quella verità per giustificare il loro atteggiamento sbagliato. C’è anche un modo di occuparsi di se stessi improduttivo e indebolente, nascondendosi dietro alla maschera del, “devo imparare a conoscere me stesso; devo analizzare i miei sentimenti”, senza farlo mai. Così state attenti al modo in cui pensate a voi stessi – e agli altri. Controllate anche questo vostro aspetto, amici cari.

Le persone altamente evolute possono usare tutte le loro energie per sacrificarsi per gli altri, per aiutarli al massimo delle loro capacità, facendo così un gran bene. Tuttavia, da quelle persone ci si aspetta anche di più, dal momento che la loro evoluzione lo consente. E questa è la purificazione delle intenzioni, la profonda conoscenza di sé che è un requisito indispensabile per l’evoluzione spirituale.

Alcuni possono trascurare questa parte del loro compito e scansare la questione per il forte slancio ad aiutare gli altri; ma l’aiuto agli altri non va né deve essere trascurato semplicemente perché vi conoscete meglio, anzi. Per favore cercate di scoprire se per caso non appartenete a questa categoria di persone.

Tutti voi che ascoltate o leggete queste parole, amici miei, siete pronti per il giusto tipo di auto-analisi. Siete già in grado di agire correttamente e anche di avere per molti aspetti i pensieri giusti, ma col procedere dell’evoluzione questo non è più sufficiente, come ben sapete. È necessario che le vostre emozioni siano pure e limpide. Per raggiungere questo obiettivo, è indispensabile che facciate su voi stessi un lavoro di introspezione e di verifica, di rigorosa autocritica e di analisi delle vostre azioni, dei vostri pensieri e delle vostre emozioni, confrontandole alla legge e alla verità spirituali.

Chi non conosce se stesso, non può conoscere gli altri; chi non comprende se stesso, non può comprendere gli altri, e chi non ama se stesso non può amare gli altri.

Si potrebbe di nuovo obiettare che amare se stessi sia segno di egoismo; e ancora una volta vi dico che questo è vero soltanto se l’amore per se stessi viene dispensato con auto-indulgenza, sottraendosi al necessario dolore della vita. È il piccolo sé che non dovrebbe essere amato, e che dovreste trattare con severità. Ma se non nutrite un sano rispetto di voi stessi e non amate il vostro essere superiore, che è la vostra parte divina, non potrete mai amare veramente gli altri.

Il giusto tipo di rispetto e amore di sé può nascere solo perseguendo e realizzando lo sviluppo spirituale che avete pianificato in spirito per questa Terra. Se trascurate tale compito, per quanto possiate nascondervi dietro stratagemmi e auto-inganni, nella profondità del vostro inconscio rimarrà il fatto che non vi state evolvendo come dovreste, che state violando diverse leggi spirituali con le vostre emozioni, se non con i pensieri e le azioni; che state fuggendo in qualche modo da voi stessi.

Tutto questo vi porta a disprezzarvi, che è la vera causa del complesso di inferiorità, per quanto bene riusciate a giustificarvi. Quindi, potete rispettarvi solo se fate il massimo per evolvervi spiritualmente, sacrificandovi per gli altri. E solo quando è presente questo ben fondato rispetto di voi, potrete davvero rispettare gli altri. Così vedete, amici miei, come il cerchio si chiude anche qui.

Più vi occupate di voi nel giusto modo, più diventerete altruisti, e quindi in grado di aiutare meglio gli altri e far loro del bene. Siate critici con voi stessi e tolleranti nei confronti degli altri. Ma quante persone, sia pure spirituali, fanno esattamente l’opposto! Ignorano così tanti loro difetti e insane tendenze, persino quelle del tutto evidenti a chiunque altro, ma sono sempre pronti a condannare gli altri, se non a parole, almeno nelle emozioni e nei pensieri.

Imparate ad accettare le limitazioni degli altri, amici miei, così come dovete imparare ad accettare le vostre. Anche qui, quel che conta di più è il modo giusto di farlo. Ho parlato di quest’argomento sufficientemente spesso, così non ci ritornerò sopra. Accettare col giusto atteggiamento i propri difetti non significa lasciarsi andare alla disperazione e allo scoraggiamento nello scoprirsi più imperfetti di quanto si credesse, ma neanche voler rimanere come si è. In ogni tendenza umana individuale, troverete sempre due estremi del tutto erronei, ma anche la corretta e difficilissima via di mezzo. Con ciò forse arriverete a comprenderete meglio che niente in sé è mai completamente buono o cattivo, giusto o sbagliato. Quel che determina se siete sulla strada giusta o meno, è come vi comportate, se riuscite a imboccare la via di mezzo tra i due estremi sbagliati.

Solo accettandovi nel modo giusto, sarete capaci di accettare gli altri come sono e vivere in accordo alla legge spirituale che richiede di orientare i vostri sforzi là dove possono portare risultati reali, quindi verso voi stessi. Voi siete l’unica persona sulla quale avete il potere di indurre dei cambiamenti. Non potrete mai cambiare gli altri, perciò in quella direzione i vostri sforzi sarebbero vani. Cambiando voi stessi, tuttavia, potrete influire su un’altra persona, tanto da farle decidere di cambiare a sua volta. La vostra influenza può essere davvero positiva soltanto se prima date voi il buon esempio.

Quando i difetti degli altri inducono in voi una disarmonia di qualunque genere, questo sta a indicare che nel profondo di voi stessi vi irrita ancor di più il fatto di non poterli cambiare. Il vostro risentimento indica che state violando una legge spirituale. Questa dovrebbe essere la migliore indicazione per determinare fino a che punto sapete accettare voi stessi per come siete e facendolo in tutta umiltà. Più rimanete sereni di fronte ai difetti degli altri e più vi sarete accettati per come siete. Così, per quante imperfezioni ancora vi rimangano, avrete comunque una base sana nella vostra anima. Al contrario, più lottate interiormente contro gli altri per come sono al momento, più rifiutate di accettare voi stessi.

Meditate anche su questo, amici miei!

Dunque imparate ad accettare le altre persone per come sono e imparate a essere tolleranti verso i difetti che forse voi non avete. Spesso, tuttavia, dovrete spingervi ancora più in là. Voi condannate in un altro proprio quei difetti che voi stessi avete; non ne siete consapevoli, naturalmente, eppure è così. Solo arrivando a conoscervi pienamente, potrete accettare meglio le altre persone, comprenderle meglio e amarle meglio. Non dovete essere ciechi per essere tolleranti.

Una persona fondamentalmente intollerante spesso non vuole vedere i difetti di un’altra, se la ama intensamente o prova una forte simpatia. In questo caso, non volerne vedere i difetti indica una profonda paura di smettere di amare l’altro a causa di essi. Questa, naturalmente, non è altro che intolleranza; se sapeste accettare le imperfezioni dell’amato, non avreste bisogno di chiudere gli occhi. Oltre a questa reazione sbagliata, quella tale persona sarà anche convinta di essere estremamente tollerante dal momento che non nota mai difetti in coloro che ama.

Questa è un’altra delle maschere che le persone indossano così spesso. La vera tolleranza e la vera accettazione stanno nel vedere chiaramente i difetti dell’altro e non aver timore di amarlo e rispettarlo di meno a causa di essi. Con un tale atteggiamento, non solo aiutate le persone che vi sono vicine, ma anche voi stessi.

Miei cari amici, prego tutti voi di riflettere attentamente su questo argomento. Nella vostra prossima meditazione, chiedetevi se non siete forse troppo critici verso gli altri; se in realtà non li condannate, anche se a livello conscio pensate di non farlo.

Le vostre reazioni emotive verso gli altri possono consistere in quello. Mettetevi alla prova a questo proposito, e domandatevi se non siete ciechi davanti ad alcuni dei vostri difetti, mentre combattete alacremente contro quelli degli altri. Posso assicurarvi che se lo farete e reagirete correttamente a quel che scoprirete, grazie a questo nuovo atteggiamento, guadagnerete una grande nuova pace.

Perché ciò che vi priva della pace e dell’armonia interiore non è mai quel che fanno gli altri, ma sono sempre e solo i vostri atteggiamenti sbagliati e le lotte interiori contro quelle circostanze che non potete cambiare e che, oltretutto, non sta a voi cambiare. Da voi ci si aspetta che cambiate voi stessi. Quando lo avrete fatto, sarete liberi e proverete un nuovo senso di indipendenza dal comportamento o dalle reazioni degli altri, e saprete che, in ultima analisi, loro non potranno mai arrecarvi alcun danno.

Ora vorrei parlarvi di due aspetti della fede. Molte persone sono sincere nei loro sforzi per evolvere spiritualmente, eppure la loro fede non è totale. Da qualche parte c’è sempre un dubbio nascosto, “Ma è proprio vero? Non è immaginazione? Non mi sto illudendo?”.

Mi piacerebbe parlarvi di come comportarvi con questa tendenza, amici miei. Prima di tutto, non è consigliabile accantonare il dubbio inconfessato. Spesso lo fate in perfetta buona fede, perché una parte di voi non vuole nutrire questi dubbi e, in un certo senso, pensate che nascondendoli essi spariranno. Ma come sapete, niente può essere affrontato con successo se viene respinto nell’inconscio. Temete di far emergere i dubbi alla superficie perché credete che potrebbero farvi cambiare strada; così facendo rischiate di far fallire i vostri sforzi spirituali.

Ma è necessario che questo non accada. Una volta capito chiaramente che la parte che dubita non rappresenta la vostra intera personalità e che, malgrado la sua esistenza, c’è un’altra parte di voi che crede, non avrete più paura che il riconoscere i vostri dubbi possa condurvi ad abbandonare i vostri sforzi spirituali. L’anima umana è piena di correnti contraddittorie di tutti i generi. Prima ve ne renderete conto, senza disperarvi nell’incontrare la parte negativa che non volete riconoscere, e meglio sarà per voi.

Il problema che sorge, deriva dalla vostra idea sbagliata che solo una delle due tendenze sia vera. Invece sono entrambe reali nella vostra anima e si combattono a vicenda. Questa lotta non potrà mai essere vinta finché vi mancherà il coraggio di riconoscere quel lato che non vi piace avere. Come ho detto, sarà più facile riuscirci, se avrete compreso che in linea di principio potete racchiudere contemporaneamente – e infatti è così – due correnti contraddittorie.

Che questo riguardi la questione della fede contrapposta al dubbio, o qualsiasi altro problema interiore, non fa alcuna differenza. Una volta riconosciuta in voi la parte in dubbio, seguite questo consiglio: quando questa completa conoscenza alla quale non do nemmeno il nome di fede e l’esperienza dell’esistenza di Dio vengono date a una persona, sappiate che si tratta della Grazia di Dio. Sviluppate la vostra umiltà per la vostra fede incompleta. Dite a voi stessi, “Non ho ancora meritato questa Grazia; non posso ergermi io a giudice di ciò che merito o che non merito.

Devo farmi strada con la fede parziale che ho; la parte volenterosa del mio essere vuole che io mi evolva e divenga una persona migliore ed emotivamente più matura, in modo da gestire meglio la vita e amare e aiutare gli altri più efficacemente. In questo sforzo, aspetterò pazientemente e umilmente il momento in cui meriterò la Grazia di Dio”.

Se coltivate questi pensieri e sentimenti, continuando a combattere il vostro sé inferiore che vuole sempre oscurare la strada e ostruire il vostro cammino, posso promettervi che un giorno questa fede totale vi apparterrà. Allora farete un’esperienza di Dio tale da esserne completamente convinti. Tuttavia, esattamente come le esperienze e la Grazia degli altri non possono servire a persuadervi personalmente, per quanto tenacemente essi possano tentare di convincervi, altrettanto sarà per voi, quando sperimenterete la verità e l’esistenza di Dio nella vostra vita. Non sarete in grado di trasmetterle a coloro che stanno ancora lottando per ricevere la Grazia divina – la fede totale. Ognuno deve guadagnarsi questa esperienza fondamentale e il radicale cambiamento nell’evoluzione della sua anima, con i suoi sforzi personali.

Un altro aspetto della fede è questo: ci sono persone che hanno una fede totale, al massimo possibile per l’individuo in questione, poiché qualsiasi impurità dell’anima, in qualche modo influenza anche la completezza della fede. Una fede perfetta significherebbe non avere alcuna disarmonia né nutrire paure di alcun genere nella vostra vita. Ma nessuno di voi è giunto tanto lontano. Tuttavia, in alcuni la fede è più forte che in altri. Le persone di questo genere spesso provano il sentimento – peraltro non riconosciuto – di essere per Dio qualcosa di speciale, un figlio prediletto: si pongono in una condizione molto particolare nella loro relazione col Padre; si sentono speciali e pensano di possedere Dio tutto per loro.

Questo sentimento è dannoso – e anche pericoloso. Pericoloso perché implica una grande presunzione, e anche perché è talmente facile ingannare se stessi. Hanno pronta a portata di mano la giustificazione che quella convinzione è meravigliosa, un’espressione della loro devozione e spiritualità.

Ecco uno di quei casi in cui il movente buono e puro – il desiderio di avvicinarsi a Dio, l’amore per il Creatore – si mescola con il movente negativo e impuro – la superbia spirituale e il senso di separazione verso i propri simili.

Poiché a livello intellettuale si è completamente inconsapevoli di questi sentimenti nel proprio rapporto con Dio, è vostro compito verificare se e fino a che punto questo si possa applicare anche a voi. Se scoprirete sentimenti del genere – sia pure anche in minima parte – tenete conto che agli occhi di Dio non siete valutati più in alto o meglio di chiunque altro. La sensazione di essere qualcosa di speciale per Dio, va considerata come uno stato transitorio della vostra evoluzione spirituale. L’aspirazione e l’amore verso Dio si stanno risvegliando prima che l’orgoglio e la volontà egoica vi abbiano abbandonati. Le due tendenze opposte si combinano temporaneamente; ma dovete esserne sempre consapevoli e non ritenere neanche per un istante che sia una cosa giusta e buona. Fa parte del processo di crescita che dovete sempre vagliare accuratamente e purificare.

Invito quelli di voi cui questo si può applicare, a esaminare i loro sentimenti quando pensano a Dio, quando sentono Dio, e quando si sforzano di giungere più vicino a Lui. Sebbene vi sembri che tutto vada come dovrebbe, non c’è forse da qualche parte un sentimento nascosto e mai riconosciuto, che vi spinge a credere di essere più vicini e più cari a Dio di altre persone? La radice di questo sentimento può esistere anche in persone la cui fede non è ancora reale, ed eromperà più forte man mano che la fede diventerà totale e il processo transitorio andrà avanti. E se trovate che la sensazione di essere speciali possa applicarsi a voi anche in minima parte, iniziate a lavorare con grande coscienziosità, concentrandovi sul rapporto che avete con i vostri simili.

Nella gente che si ritiene amata da Dio in modo speciale, si riscontra spesso una particolare intolleranza. Sovente c’è anche una certa arroganza nei confronti degli altri; forse verso la persona esteriore che non è specialmente rispettata, che magari piace meno di tutte le altre conosciute o è particolarmente irritante. Allora pensate a quanto immensamente Dio ami anche quella persona, esattamente come ama voi. Anche se l’altra persona non appare molto avanzata spiritualmente, è comunque amata da Dio. Questo sarà un esercizio meraviglioso, amici miei, esattamente la medicina di cui avete bisogno.

L’anima umana è un “meccanismo” molto complicato, se posso usare questa espressione. La purificazione non consiste semplicemente nel superare i vostri difetti. Non è una cosa tanto facile e richiede lungo tempo. È possibile solo dopo aver profondamente compreso molte delle vostre tendenze e reazioni delle quali siete ancora inconsapevoli. Di conseguenza il vostro obiettivo più immediato non può essere la perfezione, nonostante rappresenti l’obiettivo ultimo. Tenete ben presente questa meta finale, ma lavorate innanzitutto sul passo più immediato, che è conoscervi e accettarvi per come siete: questo implica non avere più illusioni su voi stessi, acquisire un atteggiamento sano nei confronti dei vostri limiti e imparare a vivere secondo le regole della vita, senza cercare di evitare le difficoltà talvolta necessarie.

Questo comprende tutto ciò che state apprendendo qui. Solo dopo aver portato tutto a termine, incomincerete gradualmente a modificare alcune delle vostre tendenze errate e a reagire in modo diverso. Chiarite per prima cosa le vostre intenzioni e purificatele. Separate i motivi sbagliati da quelli giusti all’interno di uno schema sempre uguale di azione/reazione. Per ora il vostro compito è questo.

Nei momenti in cui la vostra fede vacilla, non interrompete i vostri sforzi, perché siete persone buone e, come tali, volete diventare migliori, più complete, più pure, più amorevoli, al fine di fare sempre di più del bene ovunque siate. Anche se non riuscite a portare avanti continuamente questo duro lavoro per amore di Dio, non essendo sempre sicuri che Egli esista veramente, fatelo per amore degli altri che sono una parte fondamentale di voi. Spesso una persona dalla fede ancora debole, nutre per il suo prossimo un amore più grande rispetto ad un’altra, la cui fede è forte ma che sente, come ho detto prima, di detenere una posizione speciale agli occhi di Dio. Entrambi gli atteggiamenti sono transitori, destinati un giorno a bilanciarsi armonizzandosi nella perfezione.

Inoltre, quando vi si presentano delle prove, come è giusto che accada, pregate che la vostra capacità di pensiero non venga paralizzata. Questo è ciò che di solito succede a chi attraversa una situazione difficile. Tenete ben presente questo pensiero, “Padre, dammi una visione chiara, nonostante in questo momento io mi senta confuso, infelice e frastornato. Aiutami a non dimenticare quel che altrimenti saprei. Fammi vedere la Tua verità in questa situazione, non come mi appare al momento a causa della mia limitatissima visione”. Noi spesso osserviamo che quando state subendo una prova, la vostra visione delle cose ne esce completamente distorta.

Quando siete convinti che quella vostra visione negativa sia l’unica verità, vi disperate con grande facilità. In quei momenti dimenticate persino quel che altrimenti sapreste perfettamente bene. Rimanete talmente paralizzati dalle forze del male che avete attirato, da non riuscire a pensare o vedere ciò che normalmente vi sarebbe del tutto chiaro. Non vi viene nemmeno da domandare la verità di Dio, perché i vostri pensieri sono troppo pervasi dall’oscurità persino per quello. Solo dopo essere emersi dall’oscurità, restate stupefatti per essere stati tanto ciechi.

Potete risparmiarvi molte ore difficili, rivolgendovi immediatamente a Dio e comportandovi come vi sto spiegando. Combattete la temporanea cecità allenando i vostri pensieri a scavare nell’inconscio, quella parte della vostra anima dove la verità “dimenticata” può essere rintracciata. Preparatevi alle prove future, in modo da affrontarle con una disposizione mentale migliore.

*Traduzione in Italiano di Simona Fossa Margutti, rilettura di Mimma Saladin.

Anno 08.04.2016. – Aprile 2016.

 

Edite da Judith e John Saly.

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Traduzione italiana

Questa traduzione è stata prodotta gratuitamente da Simona Fossa Margutti, in accordo con il Gruppo degli Aiutanti del Sentiero Italiano. (Coordinatrici: Hedda Koehler, Donatella Morelli, Anna Orsini) e la Pathwork® Foundation americana.

Il lavoro di affinamento della traduzione delle lezioni della Guida procederà anche dopo che le lezioni verranno pubblicate sul sito www.pathwork-ilsentiero.com per fare in modo che questo prezioso materiale possa essere usufruito anche se la qualità non è ancora del tutto perfezionata come avremmo voluto. 

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